Un anno fa la richiesta di archiviazione, oggi il capovolgimento della posizione.
Per il senatore Antonio D’Alì, ex sottosegretario all’Interno e adesso presidente della commissione Ambiente del Senato, la Dda di Palermo ha presentato un avviso di conclusione delle indagini e un faldone giudiziario di oltre 3 mila pagine. La decisione arriva dopo che il gip ha rigettato la richiesta di archiviazione nei confronti del politico del Pdl.
D’Alì è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Stando così le cose sembra che l’intenzione dei magistrati antimafia di Palermo, i pm Paolo Guido e Andrea Tarondo, sia quella di chiedere il rinvio a giudizio. Non c’è infatti pagina del faldone che non indichi vicende per le quali il senatore trapanese non sarebbe responsabile: secondo l’accusa, infatti, ci sono rapporti pericolosi, legami con soggetti mafiosi, vicende legate ad appalti e campagne elettorali. C’è la storia mai chiarita della compravendita fittizia di un terreno di Castelvetrano di proprietà della famiglia D’Alì: dopo la vendita sulla carta a soggetti prestanome di mafiosi, il denaro, secondo l’acquirente, il gioielliere castelvetranese Francesco Geraci, sarebbe stato restituito a rate alla cosca di Messina Denaro.
Per il senatore Antonio D’Alì, ex sottosegretario all’Interno e adesso presidente della commissione Ambiente del Senato, la Dda di Palermo ha presentato un avviso di conclusione delle indagini e un faldone giudiziario di oltre 3 mila pagine. La decisione arriva dopo che il gip ha rigettato la richiesta di archiviazione nei confronti del politico del Pdl.
D’Alì è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Stando così le cose sembra che l’intenzione dei magistrati antimafia di Palermo, i pm Paolo Guido e Andrea Tarondo, sia quella di chiedere il rinvio a giudizio. Non c’è infatti pagina del faldone che non indichi vicende per le quali il senatore trapanese non sarebbe responsabile: secondo l’accusa, infatti, ci sono rapporti pericolosi, legami con soggetti mafiosi, vicende legate ad appalti e campagne elettorali. C’è la storia mai chiarita della compravendita fittizia di un terreno di Castelvetrano di proprietà della famiglia D’Alì: dopo la vendita sulla carta a soggetti prestanome di mafiosi, il denaro, secondo l’acquirente, il gioielliere castelvetranese Francesco Geraci, sarebbe stato restituito a rate alla cosca di Messina Denaro.